mistermik83 |
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10 Maggio 2011
LA NOSTRA PRIMA PAURA UNIVERSALE: SEPARAZIONE E ABBANDONO(tratto dal medesimo capitolo di “la Matrix Divina - un ponte tra tempo, spazio, miracoli e credenze”) Tutti indistintamente abbiamo la sensazione di essere soli. Ogni persona e ogni famiglia hanno in sé la sensazione inespressa che in qualche modo siamo separati da chiunque o da qualunque cosa sia responsabile della nostra esistenza. Percepiamo vagamente, nelle nebbie della nostra memoria ancestrale, che fummo portati qui e poi abbandonati, senza nessuna spiegazione o ragione. Perché dunque ci dovremmo sentire diversamente? Anche davanti ad una scienza che è in grado di far scendere l’uomo sulla luna e di decifrare il nostro codice genetico, non sappiamo ancora esattamente chi siamo. Sicuramente non sappiamo per certo neanche come siamo arrivati fin qui. Percepiamo interiormente la nostra natura spirituale, mentre cerchiamo conferma ai nostri sentimenti. Per mezzo della letteratura, del cinema, della musica e dei riferimenti culturali facciamo una distinzione fra il nostro posto qui e sulla Terra e un lontano regno celeste, situato altrove. In occidente, affermiamo la nostra separazione dal Creatore attraverso il modo in cui abbiamo tradotto la grande preghiera biblica che descrive questo rapporto: il Padre nostro. Ad esempio, la sua traduzione occidentale più comune inizia così: “Padre nostro che sei nei Cieli”, sottolineando la separazione. Secondo tale interpretazione, noi siamo qui e Dio si trova in un altro luogo, molto lontano da noi. Il testo originale in aramaico, invece, presenta una prospettiva diversa del nostro rapporto con il Padre celeste. La stessa frase viene infatti tradotta così: “O Radioso, Tu risplendi in ognuno di noi e al di fuori di noi – perfino l’oscurità risplende – quando noi rimembriamo”, rafforzando l’idea che il Creatore non è separato e lontano. Al contrario, la forza creativa del Padre nostro – qualunque sia il significato che le attribuiamo – non solo è con noi, ma è noi ed è infusa in tutto ciò che consideriamo il nostro mondo. La scoperta del Codice della vita nel 2004 e il messaggio che ne scaturisce dalla traduzione del DNA della vita in lettere dell’antico ebraico e dell’alfabeto arabo antico, sembra dar credito a questa traduzione. Quando seguiamo le indicazioni che ci sono state tramandate nel libro mistico del I secolo, il “Sefer Yetzirà”, scopriamo che ciascuno degli elementi che compongono il nostro DNA corrisponde a una lettera di quegli alfabeti. Se si fanno le dovute sostituzioni, si scopre che il primo strato del DNA nel corpo umano in effetti sembra confermare l’antica ammonizione secondo cui una grande intelligenza risiede ovunque, inclusi gli esseri umani. Il DNA umano letteralmente recita: “Dio/Eterno nel corpo”. | Ultime fotoMiei gruppi
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